sabato 6 maggio 2017

Perché la cosa peggiore è non appartenere




In me il tuo ricordo è un fruscio
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull'estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.
Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941









Perché la cosa peggiore è non appartenere.
Non appartenere più.
Caro e curioso lettore, scettico nel tuo andare, che ti dondoli tra le mie parole riempiendo un momento di noia, sì dico a te! tu da questo momento in poi puoi smettere di leggere, smettere di chiederti se appartenere ti fa schifo, se ti evoca quell’insopportabile puzza di muffa; appartenere per te fa rima con costringere, chiudere in una gabbia, uccidere l’autonomia a colpi di richieste, soffocare l’autostima con attese di conferme.
Sei andato via? Ora puoi sparlare di me con i miei amici pazzi.

Non essere più ricordo, quel filo che invisibili mani partoriscono dalle cose, dai momenti, dai luoghi, dai sorrisi.
Non essere un numero di telefono.
Non essere un buongiorno o una buonanotte.
Non essere il sorriso che nasconde pensieri condivisi.
Non essere una mano stretta per caso.
Non essere la sicurezza nell’incertezza.
Non essere il momento che sveglia il passato e lo stropiccia come occhi appena svegli.
Non essere il luogo divenuto assenza.
Non essere la gioia condivisa.
Non essere il dolore che trova comprensione.
Non essere l’abbraccio improvviso e inatteso.
Non essere quarantasette sms.
Non essere più 
niente.
Appartenere.
Non appartenere più.

Perché la cosa peggiore è non appartenere.











Il filo sottile che tiene insieme due persone.
– Quale filo?
– Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
…- Perché dici il filo?
– Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.
Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
– No?
– No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
– E allora perchè pensavano di essere legati?
– Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.
– Che triste.
– Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
– Come fai a sapere che invece il filo c’è?
– Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.
– E di cosa è fatto, questo filo?
– Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.
Andrea De Carlo, “Pura vita”

venerdì 3 febbraio 2017

Non ho smesso di pensarti




Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.
Charles Bukowski

sabato 19 novembre 2016

Momenti















Preferisco le sere di autunno.
Preferisco un adagio di Mozart.
Preferisco l'onestà.
Preferisco il silenzio.
Preferisco un'idea condivisa.
Preferisco camminare nel vento.
Preferisco un gelato al caffè.
Preferisco non avere sorprese.
Preferisco le matite ben temperate con la gommina in cima.
Preferisco chi ascolta e non grida le sue idee.
Preferisco chi ha mani tese verso il mondo e tesse fili di gentilezza.
Preferisco respirare profondamente.
Madf

domenica 28 agosto 2016

Illusione

Da "Il racconto dell'isola sconosciuta"
Illusione
Adesso
non lo so
chi sono.
Una donna
Un'isola
Noi
Il nulla
...
il mio DNA
SimonaMadf 2016


domenica 14 agosto 2016

Senza titolo


Ci dividiamo il mondo.

Scherzi, vero?

Va bene.

Ti darò il mio.

Aspetto.

SimonaMadf 2016



Il riposo della mente


... ma la colpa l'ha sepolto!
Soffre piano
quasi una danza sulle punte.
Basta pensare
... suonare.

SimonaMadf 2016


domenica 7 agosto 2016

Quella finestra


Arterie di piacere


penetrano


sui riflessi 


di un momento.


E tu, dove sei?


SimonaMadf2016